La collezione idroarcheologica di Juraj Toto Meneghello
Una delle più ricche dell’Adriatico
Il mare che circonda le isole di Paklina, l’arcipelago di cui Palmižana fa parte, è una delle aree più ricche e attraenti dell’Adriatico. Più di ogni ricerca accademica, esistono una varietà di articoli di giornale, cause legali, interventi degli ageti di protezione e della polizia che lo testimoniano, e che hanno fatto seguito all’enorme interesse di sommozzatori illegali sia locali che stranieri per l’area negli ultimi trent’anni.
Una delle collezioni più complete e ricche per il numero di esposizioni è quella di Toto Meneghello. Sconosciuta al pubblico fino a tempi recenti, la collezione è stata inventariata dagli esperti nel 1983 ed è entrata a far parte del Registro dei Monumenti Culturali dell’isola di Hvar.
La collezione venne assemblata dal devoto ammiratore dei fondali sottomarini intorno a Palmižana, Toto Meneghello, ora morto. Egli lo fece in parte per la sua attività, ed in parte per acquistare altre anfore da altri sommozzatori.
La collezione si compone di oltre 150 pezzi di artigianato antico - anfore, ciotole, piatti...la cui età va dal III secolo A.C. al VI e VII secolo d.C.
La maggior parte dei reperti proviene dal carico di una nave mercantile Romana che affondò vicino alla baia di Palmižana tra il I e il II secolo A.C.
La nave conteneva anfore, piatti, ciotole e vasi di creta rosso-bruna. La sostanza appartiene al tipo di materiale che serviva a produrre utensili in Grecia, tra il I e il II secolo d.C. Sullo stesso fondale sono stati rinvenuti piatti e ciotole di creta rossa, di ottima qualità, sui quali spesso è tuttora visibile la firma del creatore impressa nella creta. Il carico della nave probabilmente includeva anche delle spezie.
Sebbene non così numerose - 56 esemplari- le anfore sono molto diverse fra loro per forma ed età. La località di provenienza non è sempre nota, ma si suppone appartengano a quelle del mare intorno a Hvar.
Le più numerose sono le piccole anfore Romane utilizzate per il trasporto di vino e frutta secca nel periodo che va dal I secolo A.C. al I secolo d.C., fabbricate in Grecia. Ci sono anche molte anfore Greco-Italiane, fabbricate nella provincia Italiana della Campania, nel II e nel I secolo A.C., impiegate anch’esse per il trasporto del vino. Si suppone fossero state scoperte molto vicino a Hvar. La collezione include anche molte anfore fabbricate sulla costa Croata tra il II e il I secolo A.C., che vengono chiamate le anfore dell’Adriatico Meridionale, la varietà più diffusa nell’Adriatico. Provengono indubbiamente dalle località intorno a Palmižana, pe rché il mare che circonda l’arcipelago di Paklina n’è ricco. Ce n’è una molto rara - esposta qui-, un’anfora Greca a forma di cuore fabbricata nel II secolo d.C. nel Sud Italia. Due anfore con un insolito fondo di mattoncini, hanno anch’esse una probabile origine Greco-Italiana. Questa varietà non appartiene a quelle che di solito vengono rinvenute lungo la costa Croata, perciò costituiscono la parte più preziosa della collezione. Tutte e tre le anfore provengono da località sconosciute.
C’è inoltre una varietà di anfora tonda fabbricata in Grecia tra il I secolo A.C. e il II secolo d.C., un’anfora Romana con un coperchio piatto risalente al II secolo, diverse anfore di fattura nordafricana risalenti al III e IV secolo, una piccola anfora per il trasporto di oli essenziali proveniente da una località vicina all’isola di Lastovo, un frammento di anfora Bizantina del VI-VII secolo. Potremmo infine menzionare moltissimi frammenti, ma non sono molto diversi dalle anfore sopra citate.
Grazie agli interessi culturali e agli investimenti finanziari della moglie dell’ultimo Meneghello, Dagmar Meneghello, la collezione è stata aperta al pubblico nel 1985. E’situata vicino al ristorante Meneghello, accanto alla Galleria d’Arte, arricchendo così la vita culturale di Palmizana.
Il progetto della sistemazione della collezione è opera di Niksa Barisic, artista di Hvar. La sua opera rappresenta una sistemazione innovativa e non ufficiale per le opere d’arte, sovraccaricate dai sistemi d’allarme dei musei tradizionali. Si integra alla perfezione con l’atmosfera naturale di Palmižana.
La collezione include anche mappe, spiegazioni, disegni e fotografie delle anfore. Inoltre documenta i monumenti storici e artistici di Palmižana, vecchie fotografie dell’isola risalenti all’inizio del XX secolo, così la collezione rappresenta un vero e proprio museo domestico.
La collezione è dedicata alla memoria di Toto Meneghello, ed è concepita per quelli che amano quest’isola, così come coloro che trascorrono qui le vacanze...nella sua peculiarità, la collezione testimonia l’antica importanza di Palmižana nelle rotte mercantili Regionali e Globali dell’Adriatico, documentando la storia di Palmižana dall’epoca Romana fino a quella recente. Ci parla inoltre di una cultura che negli ultimi 4000 anni è venuta a contatto con questo paradiso incontaminato. Come una carta d’identità, la collezione afferma l’identità storica e l’individualità di questo luogo che, nelle esplorazioni superficiali e limitate delle isole Croate, è stata dimenticata troppo a lungo. Infine, è da menzionare che questa è la prima collezione privata Croata ad essere stata resa pubblica e che, eccettuato l’aiuto del Centro per la Protezione del Patrimonio Culturale da Hvar, è stata assemblata senza alcun intervento dello Stato. Un’impresa degna di ammirazione.
Una delle collezioni più complete e ricche per il numero di esposizioni è quella di Toto Meneghello. Sconosciuta al pubblico fino a tempi recenti, la collezione è stata inventariata dagli esperti nel 1983 ed è entrata a far parte del Registro dei Monumenti Culturali dell’isola di Hvar.La collezione venne assemblata dal devoto ammiratore dei fondali sottomarini intorno a Palmižana, Toto Meneghello, ora morto. Egli lo fece in parte per la sua attività, ed in parte per acquistare altre anfore da altri sommozzatori.
La collezione si compone di oltre 150 pezzi di artigianato antico - anfore, ciotole, piatti...la cui età va dal III secolo A.C. al VI e VII secolo d.C.La maggior parte dei reperti proviene dal carico di una nave mercantile Romana che affondò vicino alla baia di Palmižana tra il I e il II secolo A.C.
La nave conteneva anfore, piatti, ciotole e vasi di creta rosso-bruna. La sostanza appartiene al tipo di materiale che serviva a produrre utensili in Grecia, tra il I e il II secolo d.C. Sullo stesso fondale sono stati rinvenuti piatti e ciotole di creta rossa, di ottima qualità, sui quali spesso è tuttora visibile la firma del creatore impressa nella creta. Il carico della nave probabilmente includeva anche delle spezie.
Sebbene non così numerose - 56 esemplari- le anfore sono molto diverse fra loro per forma ed età. La località di provenienza non è sempre nota, ma si suppone appartengano a quelle del mare intorno a Hvar.Le più numerose sono le piccole anfore Romane utilizzate per il trasporto di vino e frutta secca nel periodo che va dal I secolo A.C. al I secolo d.C., fabbricate in Grecia. Ci sono anche molte anfore Greco-Italiane, fabbricate nella provincia Italiana della Campania, nel II e nel I secolo A.C., impiegate anch’esse per il trasporto del vino. Si suppone fossero state scoperte molto vicino a Hvar. La collezione include anche molte anfore fabbricate sulla costa Croata tra il II e il I secolo A.C., che vengono chiamate le anfore dell’Adriatico Meridionale, la varietà più diffusa nell’Adriatico. Provengono indubbiamente dalle località intorno a Palmižana, pe rché il mare che circonda l’arcipelago di Paklina n’è ricco. Ce n’è una molto rara - esposta qui-, un’anfora Greca a forma di cuore fabbricata nel II secolo d.C. nel Sud Italia. Due anfore con un insolito fondo di mattoncini, hanno anch’esse una probabile origine Greco-Italiana. Questa varietà non appartiene a quelle che di solito vengono rinvenute lungo la costa Croata, perciò costituiscono la parte più preziosa della collezione. Tutte e tre le anfore provengono da località sconosciute.
C’è inoltre una varietà di anfora tonda fabbricata in Grecia tra il I secolo A.C. e il II secolo d.C., un’anfora Romana con un coperchio piatto risalente al II secolo, diverse anfore di fattura nordafricana risalenti al III e IV secolo, una piccola anfora per il trasporto di oli essenziali proveniente da una località vicina all’isola di Lastovo, un frammento di anfora Bizantina del VI-VII secolo. Potremmo infine menzionare moltissimi frammenti, ma non sono molto diversi dalle anfore sopra citate.
Grazie agli interessi culturali e agli investimenti finanziari della moglie dell’ultimo Meneghello, Dagmar Meneghello, la collezione è stata aperta al pubblico nel 1985. E’situata vicino al ristorante Meneghello, accanto alla Galleria d’Arte, arricchendo così la vita culturale di Palmizana.
Il progetto della sistemazione della collezione è opera di Niksa Barisic, artista di Hvar. La sua opera rappresenta una sistemazione innovativa e non ufficiale per le opere d’arte, sovraccaricate dai sistemi d’allarme dei musei tradizionali. Si integra alla perfezione con l’atmosfera naturale di Palmižana.
La collezione include anche mappe, spiegazioni, disegni e fotografie delle anfore. Inoltre documenta i monumenti storici e artistici di Palmižana, vecchie fotografie dell’isola risalenti all’inizio del XX secolo, così la collezione rappresenta un vero e proprio museo domestico.
La collezione è dedicata alla memoria di Toto Meneghello, ed è concepita per quelli che amano quest’isola, così come coloro che trascorrono qui le vacanze...nella sua peculiarità, la collezione testimonia l’antica importanza di Palmižana nelle rotte mercantili Regionali e Globali dell’Adriatico, documentando la storia di Palmižana dall’epoca Romana fino a quella recente. Ci parla inoltre di una cultura che negli ultimi 4000 anni è venuta a contatto con questo paradiso incontaminato. Come una carta d’identità, la collezione afferma l’identità storica e l’individualità di questo luogo che, nelle esplorazioni superficiali e limitate delle isole Croate, è stata dimenticata troppo a lungo. Infine, è da menzionare che questa è la prima collezione privata Croata ad essere stata resa pubblica e che, eccettuato l’aiuto del Centro per la Protezione del Patrimonio Culturale da Hvar, è stata assemblata senza alcun intervento dello Stato. Un’impresa degna di ammirazione.