Tanto, tanto tempo fa, quando Venezia non era solo una città, ma il cuore di un impero con la volontà di espandersi oltre i confini del mondo conosciuto, i naviganti veneziani partivano senza paura alla conquista di nuovi mercati, facendo vela verso terre inesplorate per commerciare le merci più preziose: oro, incenso, spezie, profumi. Attratti dalle storie delle favolose regioni appena conquistate, altri poi partivano, tuffandosi verso l’ignoto e verso nuove vite. Tra questi coraggiosi esploratori ci furono i tre fratelli Meneghello, che lasciarono la città della laguna in cerca di una nuova terra da chiamare casa. Uno scelse Boka come nuova patria, un altro Split, e il terzo, Matteo, scoprì la calda e profumata isola di Hvar.



Poco dopo, per amore della sua innamorata, acquistò una grande proprietà sulla piccola e desolata isola di San Clemente, poco distante da Hvar, all’epoca difficile da raggiungere e battuta dal sole e dal vento.

La chiamarono Palmižana.

Nel 1906 il professor Eugen Meneghello, uno degli eredi di Matteo, diede inizio a un piano di forestazione dell’isola con piante esotiche di ogni genere, trasformando la sua proprietà in quello che è oggi uno straordinario esempio di giardino botanico. Tramutò una desolata distesa di rocce in un arboretum magistralmente curato e di grande bellezza, e nella casa che vi era stata costruita nel 1820 aprì un ostello, che chiamò Palazzo “Palmižana”. Il professore aveva intuito che la gente sarebbe accorsa in massa a visitare il suo piccolo paradiso botanico, non tanto per sentirsi a casa quanto piuttosto per cercarvi tutto quel che a casa non trovava più. Li lasciò venire, li portò in barca nelle acque dell’isola e in battute di caccia e di pesca notturna; offrì loro il suo rinomato champagne di produzione organica e organizzò per loro serate di ballo. Il Palazzo “Palmižana” iniziò ad apparire sempre più di frequente nelle guide turistiche in giro per il mondo, costantemente accompagnato dall’avviso che l’isola poteva essere visitata solo con il consenso del suo proprietario. Fin dalla fondazione del suo ostello Eugen Meneghello tenne un diario dei visitatori, per la maggior parte giramondo di ottima educazione che non impiegarono molto a realizzare come a Palmižana l’uomo non entrava affatto in conflitto con la natura, ma piuttosto vi si armonizzava.

E ancora oggi l’isola è proprio questo: un verde paradiso ecologico, un santuario separato dallo stress della modernità.